Interviste

Quel “famoso” raccattapalle che non vedeva l’ora di ammirare le gesta di Diego Armando Maradona

Ieri è stato un giorno speciale per tutti i “napolitani” e soprattutto per lui, Diego Armando Maradona, il Dio del calcio sceso sulla terra che ha indossato per sette stagioni la maglia numero 10 considerata ormai “sacra” all’ombra del Vesuvio. “Dieguito” ha spento la bellezza di 60 candeline ed è stato ricordato per l’occasione da molte persone. Quelle giocate meravigliose, quel sinistro vincente e quella voglia di vincere che sempre lo hanno contraddistinto sono rimasti impressi nella memoria di quanti (calciatori, tifosi, dirigenti, medici, staff) lo hanno incontrato.

In particolare, un’intervista che vogliamo proporvi, è stata quella di Fabio Cannavaro, altro ex azzurro che ha scritto pagine di storia del club partenopeo. Il difensore, ancora prima di debuttare in Serie A il 7 marzo 1993 nella sfida contro la Juventus con la maglia del Napoli addosso, seguiva le gesta del Pibe de Oro vestendo altri “abiti”. Fabio era un giovanissimo raccattapalle e non vedeva l’ora che arrivasse la domenica per recarsi nello splendido palcoscenico del San Paolo e poter ammirare le incredibili giocate del suo idolo da vicino.

I particolari nell’intervista rilasciata dall’ex azzurro alla Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole: 

“A Maradona non ho fatto gli auguri da addetto ai lavori. No, li ha fatti il bambino che ama il calcio e che è in me. Quello che alla domenica fremeva per andare al San Paolo e far da raccattapalle, per poterlo seguire da vicino. Per rimanere affascinato da tutto quello che faceva col pallone. Ancora oggi ho i brividi a ripensare alle sue imprese. Per esempio quella volta che segnò a Tacconi una incredibile punizione contro la Juve. Pioveva forte e io ero nei distinti inzuppato con papà Pasquale, ma quando entrò quella palla… ci asciugammo dalla gioia”

“Ho conosciuto Diego Armando Maradona – ha raccontato Fabio Cannavaro – dopo aver martellato per tanto tempo Ciro Ferrara. Capitò che col il Napoli andammo in Argentina per giocare delle amichevoli. Io ero ventenne e crescevo al fianco di Ciro, che è sempre stato molto legato a Maradona. E così lo chiamò e lui non perse l’occasione per invitarci, tutta la squadra, a casa sua. Ho un ricordo indelebile di quell’incontro e conservo come delle reliquie le foto che testimoniano l’evento, Anche se poi ce ne sono stati diversi altri nel tempo”.

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Ludovica Carlucci