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Un Lozano in versione 2.0: dalla gestione di Ancelotti alla “cura” di Gattuso

Hirving Lozano è finalmente tornato in una versione completamente rinnovata: è cominciata l’era del “Chucky” Lozano 2.0. Il messicano, nella sua vita, ha quasi seguito una sorta di parabola che, in un certo momento (recente) della sua carriera (azzurra), è degenerata, quasi toccando uno dei punti più bassi del suo calcio.

Impossibile non ricordare il vecchio Hirving, nato e forgiato come giocatore e come uomo nella casa olandese del Pachuca, vecchio club in cui milita dal 2009 al 2014 passando poi in prima squadra e presentandosi con la bellezza di ben 31 reti in 120 presenze. Il grande salto arriva con l’approdo al PSV Eindhoven nel 2017 e la successiva convocazione con il Messico. Inizia con l’Under 20 per poi passare all’Under 23 e successivamente in quella olimpica. Infine, l’arrivo tanto sperato nella Nazionale Maggiore in cui ancora oggi si rende protagonista. L’ultima grande prova è andata in scena l’altro giorno nella gara amichevole tra Giappone e Messico all’UPC Arena di Graz dove il Chucky ha siglato il definitivo raddoppio per la sua squadra.

Proprio dalle prestazioni in Nazionale, l’ex e allora attuale tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, si accorse del campione che era Lozano. Una frase, un “Presidente, con Hirving abbiamo sistemato l’attacco per almeno una decina di anni”, bastò per convincere Aurelio De Laurentiis a sborsare ben 50 milioni di euro e far arrivare il giocatore al club azzurro nell’estate del 2019. Ci si aspettava tanto, forse troppo da lui e all’inizio non è andata come sperato. Ancelotti era convinto che Lozano fosse fenomenale soprattutto al centro dell’attacco, garantendo la giusta profondità alla squadra partenopea, ma la realtà è che il tecnico di Reggiolo non riuscì mai a trovargli il ruolo adatto trasformando il primo anno a Napoli in un vero e proprio incubo per Lozano. La confessione arrivò proprio ai microfoni di Tv Azteca Deportes dove il messicano si sfogò rivelando quanto fosse stata dura ambientarsi a Napoli:

“Il primo anno a Napoli è stato davvero molto duro. Grazie a Dio e all’aiuto di mia moglie siamo riusciti a reagire. Confesso che molte volte a mia moglie ho detto: “Cosa ci facciamo qui?” Era tutto molto complicato, nono conoscevamo la lingua, ma ora la situazione è migliorata molto. Magari un giorno guarderemo a questa esperienza come ad una cosa che siamo riusciti a superare”.

Poco cambia, all’inizio, con l’esonero di Ancelotti e l’arrivo di Gattuso sulla panchina azzurra. Prestazioni scadenti, poca voglia di allenarsi, tre panchine su otto gare, ma il culmine fu quando il tecnico calabrese sbottò, cacciandolo anche dall’allenamento all’antivigilia della sfida di Coppa Italia con la Juventus, motivato proprio dall’atteggiamento svogliato del calciatore. Poi la ripresa, il lockdown e la completa trasformazione del messicano, sia dal punto di vista psicologico che tattico. Una ripartenza di campionato strabiliante, Hirving passa da un gol ogni 365′ a uno ogni 75′ via via migliorando e diventando una vera e propria “spina” al fianco delle difese avversarie.

17/10/2020 Napoli stadio San Paolo, Campionato di calcio di serie A incontro tra SSC Napoli vs FC Atalanta.
In foto: LOZANO

Tra il coach e il ragazzo sono cambiati anche i rapporti e Lozano sa che “Gattuso quando si arrabbia diventa un orco, è molto diretto, è il suo modo di essere”. Il tecnico, da parte sua, ha lavorato tanto sul ragazzo inquadrando quello che forse è il suo ruolo migliore. Infatti, è proprio da esterno di fascia che Hirving ha dimostrato tutto il suo valore.

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Ludovica Carlucci