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I sette anni di Maradona nella città partenopea

    di Carmine Pezzullo

Napoli – I sette anni passati a Napoli furono i migliori della sua carriera, e con lui il Napoli divenne una delle grandi del calcio italiano vincendo i primi trofei della sua storia: i campionati 1986/1987 e 1989/1990, la coppa Italia del 1987 e la coppa Uefa del 1989.

Nel mezzo, Maradona guidò l’Argentina alla vittoria della coppa del Mondo del 1986, dove nei quarti di finale contro l‘Inghilterra segnò prima il suo famoso gol di mano, passato alla storia come “la mano de Dios”, e poi quattro minuti più tardi, quello che ancora oggi è considerato il più bel gol della storia del calcio.

A Napoli, tuttavia, Maradona iniziò ad avere anche problemi con la cocaina, che lentamente influenzò la sua vita privata e intaccò la sua carriera da atleta. Nel marzo del 1991 l’uso della cocaina fu riscontrato in un controllo antidoping per il quale verrà squalificato un anno e mezzo: con la squalifica si concluse il suo periodo a Napoli.

Da lì in poi ebbe soltanto brevi apparizioni: con il Siviglia nel 1992, con gli argentini del Newell’s Old Boys tra il 1993/1994 periodo in cui venne squalificato la seconda volta dall’antidoping, durante i mondiali negli Stati Uniti e per finire le ultime tre stagioni della sua carriera con il Boca Juniors, la squadra per cui faceva il tifo.

Negli anni successivi dovette affrontare una lunga serie di guai giudiziari e problemi di salute legati alla tossicodipendenza.

Nel 2000 la FIFA lo nominò calciatore del secolo insieme al brasiliano Pelè. Nel 2003 l’ Argentinos Juniors gli dedicò il suo stadio a Buenos Aires.

Dopo essersi rimesso in sesto, ritornò nel mondo del calcio nel 2008 come allenatore della nazionale Argentina, che portò ai mondiali in Sudafrica del 2010, conclusi ai quarti di finale.

Successivamente allenò negli Emirati Arabi Uniti, i Dorados de Sinaloa nella seconda divisione messicana e infine il Gimnasia La Plata nella prima divisione argentina, ultimo incarico della sua carriera.

Dopo la dedica del suo stadio a Buenos Aires anche il comune di Napoli, proprietario dello stadio San Paolo, e la squadra di calcio del Napoli, che lo gestisce durante l’anno, hanno deciso di intitolare l’impianto a Diego Armando Maradona, il più grande giocatore nella storia del Napoli.

L’annuncio è stato dato dalla Commissione Toponomastica del comune e la proposta verrà formalizzata a breve, dopodichè il vecchio San Paolo di Fuorigrotta, inizialmente conosciuto come stadio del Sole, ma rinominato nel 1963, diventerà il secondo grande stadio di calcio al mondo intitolato a Maradona dopo quello dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires, la prima squadra della sua carriera. Se mi avessero detto che un giorno avrei pianto per la fine terrena di un estraneo, non ci avrei creduto…

Eppure, a pensarci bene, uno c’era, ma la verità e che non ho mai pensato che un giorno potesse andare via, ancora giovane, come un qualsiasi mortale. Ma in fin dei conti, nella teatralità emozionante della sua parabola, anche questo dovevo aspettarmelo, come tut- to il resto…le finte e le piroette… la polvere e l’altare…il cadere e il rialzarsi come una trottola in un moto perpetuo come avviene sul campo con la pelota…

Ph. Fabio Sasso/FPA

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