Iaquinta, il legale: “Rapporti Juve ‘ndrangheta? Le cose stanno così”

0
36

E’ di ieri la notizia della condanna dell’ex calciatore della Juventus, Vincenzo Iaquinta, a due anni di carcere per una vicenda legata al possesso di armi. L’ex giocatore è stato condannato nel corso di un processo per ‘ndrangheta, ma a lui non è stato contestato il rapporto di associazione mafiosa.

Il suo legale, Carlo Taormina, è intervenuto a Radio Crc parlando della questione ed anche del processo della Juventus:

” Iaquinta non è mai stato coinvolto in fatti come quelli oggetti del processo. Si è trattato solo di una pistola che aveva lasciato nella sua abitazione e regolarmente denunziata come porto d’armi. Quando giocava nella Juve il padre ha spostato questa pistola dall’abitazione di Vincenzo alla sua. Voi sapete che dobbiamo indicare dove abbiamo un’arma e se cambiamo il posto indicare dove l’abbiamo. Questa è la colpa di Vincenzo, per cui il tribunale è stato davvero molto pesante. Il padre l’ha messa solo in una cassaforte. Sto dicendo che Vincenzo non ha mai preso parte ad associazione a delinquere. La sua condanna è basata su questo episodio. Sto segnalando la stranezza di questa sentenza. Ogni volta gli avvocati degli imputati parlano non sono creduti, ma i fatti sono questi. Lui ha subito questa sentenza perché non ha comunicato questo episodio.

” Vincenzo -prosegue l’avvocato-  è stato coinvolto nel processo per ‘ndrangheta perché quando arrestarono il padre, trovarono questa pistola.  Per quanto riguarda il padre le rappresento che la Corte di Cassazione annullò la sentenza per mancanza d’indizi. Infatti tutto quello che è accaduto durante il dibattimento non ha potuto accertare la presenza di qualcosa che avesse potuto coinvolgere in un’associazione con un personaggio.

Sull’inchiesta di Report sulla Juve, si Taormina è espresso così:

” Ne ho seguito tante di queste vicende e le posso dire che queste storie di rapporti tra club e ultrà sono storie di sempre. Francamente ritengo di poter spezzare una lancia a favore della Juve, perché questa è gente che quando agisce non guarda in faccia a nessuno.   Il ricatto è, però, nella responsabilità oggettiva. Purtroppo siccome in Italia le responsabilità personali è molto difficile individuarle, allora c’è questa cosa della responsabilità oggettiva che è qualcosa che ancora serpeggia e governa molto nelle discipline sportive specialmente nel calcio”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Nome